Recensione di Luca Morandi

Ho avuto qualche difficoltà a passare i tre capitoli iniziali. Un po' perché un filo caotici, un po' perché alcuni spunti, per esempio la somiglianza tra il protagonista e suo padre tranne che per gli occhi, uguali a quelli della madre, sanno molto di cliché. No, il protagonista non si chiama Harry, bensì Alex. In ogni caso, le similitudini con il più famoso maghetto finiscono qui, per fortuna.

Alex è un anormale ragazzo del nostro mondo, che da sempre si sente fuori posto come se a quel mondo non appartenesse davvero; una notte, tale sensazione viene confermata quando un pupazzo clown lo trascina per tutta la città per poterlo portare a Dreinor, il mondo da cui Alex realmente proviene.

La missione viene però interrotta da un altro pupazzo, un coniglietto che, una volta arrivati a Dreinor - nonostante una piccola "palla al piede" nella forma di Diana, la proprietaria del coniglietto di cui sopra -, riprenderà le sembianze di Xever, il mago di corte del Kern, una delle due regioni principali di Dreinor.

Una volta arrivati a Dreinor, Alex scopre molto su di sé e sul suo passato: lui è il Guardiano dell'Anello Nero, un potente manufatto creato in tempi antichi che, insieme al suo gemello Bianco, può scatenare magie incredibili.

Il compito per cui il Kern ha bisogno di Alex è il recupero dell'artefatto magico, missione resa difficoltosa da infiniti ostacoli. Innanzitutto, l'anello è nel pieno della regione del Rodan, l'altra macroarea di Dreinor, che ha dichiarato guerra al Kern. Inoltre, Alex è di aspetto Rodan, nonostante la madre appartenesse al nostro mondo; suo padre era infatti l'alto Guardiano dell'Anello Nero prima di lui, e ha trasmesso la carica tramite il sangue della famiglia Hadley; si capisce che non era certo uno stinco di santo.

Nel libro Alex dovrà affrontare molti pregiudizi basati sia sul suo aspetto sia sulla sua discendenza.

Un esempio, anche se non rivolto a lui:

Mentre usciva lanciò di sottecchi a Morrigan uno sguardo d'apprezzamento, che però il giovane non colse, intento a rimirare il panorama dalla finestra.
"Carina, vero?" buttò lì Alex, quando la porta si fu chiusa alle spalle della ragazza.
Rayan sembrò scendere dalle nuvole. "Chi? Ah, sì, molto. Se ti piace il genere.".
Alex lo guardò perplesso. "Che tipo di genere? Femminile?"
Rayan sbuffò. "Be', è una rodain", disse con noncuranza inginocchiandosi a sistemare il fuoco.

Da sottolineare che Rayan è un kerneir e ha pregiudizi verso tutti i rodain. Pregiudizi che però, conoscendo Alex durante l'avventura, cambiano e arrivano ad avere degli sviluppi interessanti.

Sulla trama, un gruppo che parte per una missione che potrebbe porre fine alla guerra che da anni attanaglia la regione, non c'è molto altro da dire: senza voler arrivare agli spoiler, è una tipica avventura fantasy.

Cosa lo rende particolare?

L'ambientazione?

Non proprio: Dreinor infatti è un mondo magico, ma nel primo libro tale magia non è ben sviluppata e caratterizzata. Si sa che esiste, che ci sono maghi da entrambe le parti in lotta e che i maghi sono persone molto strane e particolari. I maghi kerneir infatti sono molto distaccati dal regno e hanno creato un loro piccolo stato all'interno del Kern, mentre i maghi rodain sono le persone più sanguinose e violente che esistano.

Il primo libro è anche sprovvisto di popolazioni e creature magiche. 

Cosa possiamo dire, quindi?

Il Dreinor è una vasta regione divisa in due: a sud il Kern, a nord il Rodan. 

Queste due nazioni sono in guerra da innumerevoli anni; una guerra stupida, inutile, che porta a un odio razziale sconfinato. Tutto il libro è pervaso da sentimenti di odio e di pregiudizi, e uno dei più importanti passi per il lettore descrive una divisione del singolo dalla comunità; ad essere giudicata è la persona, non il gruppo etnico di appartenenza, cosa che scatena innumerevoli situazioni spregevoli.

I personaggi?

Sì, di sicuro le interazioni che si creano tra i personaggi sono meravigliose.

In particolar modo il rapporto che si sviluppa tra Rayan, il Guardiano dell'Anello Bianco, e Alex, Guardiano dell'Anello Nero.

Pregiudizi e odi nati da anni e causati dal padre di Alex, infatti, prevengono un'apertura del kerneir al rodain. Ma pian piano, con iniziative a volte avventate, i due inizieranno a fidarsi l'uno dell'altro, arrivando a capire che a volte si ha bisogno proprio del “diverso”, dell'altro.

I due regni annoverano tra le loro file dei maghi specializzati: nel Kern ci sono gli Asha, e nel Rodan i Wolfing, dei quali si dice che perpetrino le scorrerie più vergognose e ignobili.

Stile

Sonia Barelli ha uno stile leggero, congruo alla storia che narra. Il romanzo, così come è scritto, è adatto a un pubblico molto ampio, non pesante per i più giovani, ma al contempo, scavando, si possono trovare tante piccole perle.

Conclusione

Cosa penso realmente di questo libro?

Sinceramente, sono un poco perplesso: l'inizio mi ha lasciato un poco di amaro in bocca, però, dopo l'arrivo a Dreinor, inizia a decollare e a presentare numerosi spunti di riflessione.

Esempio:

Xever fece spallucce.

"Religione e magia sono in parte la stessa cosa, qui a Dreinor. E se ci rifletti bene, anche i miracoli del Dio del tuo mondo non sono altro che magia, chiamate con un altro nome. Forze della natura o energie della mente umana, miracoli o alchimia, fenomeni paranormali o scienza. Ognuno può chiamarla come crede, ma la magia resta sempre magia".
Alex guardò Xever pensieroso, poi fece scorrere una mano sui disegni sbiaditi del piccolo santuario.
"La mia religione ha bandito la magia dal nostro mondo ormai da secoli, affermando che è male. Solamente nell'alto medioevo la gente credeva in queste cose. La magia è ormai sparita quasi definitivamente dal mio mondo e purtroppo anche la fede nell'esistenza di un Dio sopra di noi sta pian piano scomparendo.

Un libro interessante, anche se si nota che è il romanzo di esordio di questa autrice: situazioni già viste si alternano a spunti molto interessanti, fino a creare un romanzo apprezzabile e godibile per il lettore.

Un libro che, personalmente, consiglio soprattutto ai giovani.

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